Forze per ciò che sono

Meditación con Mataji Shaktiananda

04·02·2026

Disponiti verso il respiro consapevole,
che questa sia la tua proposta per un momento come questo,
solo il respiro consapevole, curato.
Non evitare nulla, non inibire, al contrario,
lascia che tutto affiori, fluisca, consegna.

Meditare è lasciarti andare, sentirti libero.
Indovina chi inizia? La tua mente divina.
Falla pensare divinamente,
non offuscarla né rimproverarla, che sia libera.
Che senta ciò che deve, ciò che può, ciò che vuole
pensare in un momento come questo,
e, in quella libertà, che si perda, che si disperda in te.

Il campo mentale è così vasto,
ed è così facile che si perda.
La cosa migliore è che si perde in te
per vedere cosa trova.
Da lì, ciò che proponi,
la tua sottile e vera proposta:
trovami, se ti senti persa.

So che hai un’idea di ciò che fa il respiro,
fa parte della tua proposta.
Il tuo respiro sereno, a ritmo,
con le tue pulsazioni, i tuoi battiti,
il tuo manifesto volontario, puntuale, opportuno.
La tua scelta: offrirti a te stesso.

Osserva come ogni pensiero si dissolve da solo.
Non ti raggiunge e, se lo fa,
che ti trovi così come sei,
come ti senti: divinamente.
Cosi tanto che potresti pronunciarlo:
sto divinamente, in questo istante così mio,
quando non faccio resistenza a sentirmi,
a credere in me, ad accettarmi.

E il respiro me lo dice, mi pronuncia,
mentre so anche tutto quello che succede.
Non sono estraneo a niente né a nessuno,
ma mi conosco e mi prendo cura di me stesso
per sapermi prendere cura di ciò che accade,
che non è poco.

E avanzo e percepisco tutto,
anche da ciò che il mio corpo è, che brucia,
perché non è poco ciò che vibra,
ciò che si erode, ciò che si distrugge, ciò che incendia,
così come ciò che concede grazia, benessere, speranza.

Integro tutto,
non do nulla per scontato né evito nulla.
Respiro consapevolmente in ciò che ogni essere è.

Respiro affinché il dolore non opprima
né la volontà crolli,
né la commozione abbatta.
Percepisco il mio respiro sereno, attento, totale.

Celebro questo modo di astrarsi
così divino e così consapevole.
Celebro la mia mente che mi permette cosi tanto.
Celebro questo divino sentire
dal tanto o dal poco che percepisco.

Respiro di più, ancora con più calma,
ancora più lentamente, ancora meno,
e per brevi sospensioni mi assento,
solo per permettere la presenza che È,
ciò che realmente sono:
colui che nulla soffre perché riconosce il Sé.

Sospendo tutto, faccio una pausa consapevole.
Riprendo lentamente il respiro sottile,
e allineo la mia mente.

Che divinità!
Cosa o chi produce questo qui, in questo confine?
Come si ritorna, quando è così imperioso?

Allora respiri profondamente,
e ti accoglie il tuo corpo, così straordinario;
e ti incoraggia la tua anima, così benedetta;
e ti aspetta sempre la tua vita, così prodigiosa;
e ti senti qui dove abiti, con te stesso, con i tuoi.

Ringrazi e pronunci senza dramma una richiesta:
voglio forze per quello che sono, per quello che È,
per quello che devo, per quello che voglio,
e soprattutto per sostenermi nella verità,
ancor più quando sento che il mio sforzo per essere è verità.
Non alimento nient’altro.

Respiri ringraziando di nuovo te stesso per questo momento,
e per la tua infinita volontà,
e per ciò che sempre è stata, è e sarà la tua divinità.

Om Namaha Shivaya