La tua grande immensità

Meditación con Mataji Shaktiananda

24·09·2025

Fai i tuoi respiri addominali molto consapevolmente
e assorbi tutto ciò di cui hai bisogno
per stabilirti nella quiete, nella serenità e nella fiducia in te stesso.
 
Inizia a percepire quanto sei capace di calmarti,
concederti di rimanere lì, attento a te stesso,
il modo in cui ti rilassi perché hai fiducia.
 
Lascia che ti porti all’estasi, non badare a nulla,
se non rimanere così, sentirti così,
dimenticare tutto, contemplare il tuo interno.
Ci stai riuscendo, non c’è alcun sussulto possibile
che ti distragga o ti muova da lì.
 
Registra quel silenzio,
ciò che sai placare, soprattutto nella mente.
Respira con sostanzialità dal tuo vuoto,
non pretendere di riempirti di nulla, per cosa?
Se l’intenzione è svuotarti ancora di più
di ogni contenuto, di ogni storia, di ogni controllo.
 
Non c’è molto altro,
non fai questo esercizio per trovare qualcosa o qualcuno,
piuttosto per rimanere così, lì, senza forzare nulla.
L’immobilità ti viene naturale, non è né obbligante né fastidiosa,
è piuttosto una liberazione,
e il tuo corpo ti aiuta, amorevolmente si calma
perché non ha bisogno di nulla, e spegni tutto,
disconnetti ogni controllo esercitato dai tuoi sensi,
e rimani lì ad esprimerti
in ciò che è il tuo silenzio, in ciò che è il tuo respiro,
in ciò che è la qualità della tua mente,
e nella solitudine della tua anima
che non cerca compagnia né ne ha bisogno,
perché sa chi è.
 
Con il respiro rimani così,
non in isolamento, al contrario,
è quando ti espandi in modo tale
da incontrare tutto, con ciò che il Tutto è.
 
Non ci sono nomi, non ci sono volti,
non ci sono forme, non c’è altro che
quel tuo manifesto consapevole, essendo,
senza alcun io. Niente.
 
Cos’altro si potrebbe dire?
Quando da questo spazio,
da questo momento, si esprime l’immenso,
la tua grande immensità, così estesa, così persuasiva,
non risponde a nulla di ciò che cerca di frenarla.
 
Ed è la tua presenza che non sfugge,
al contrario, si presenta a te, ti accoglie,
rimane in te, ti fa essere
in quel respiro che sei, in quella quiete,
in quel riflesso in cui risplendi.
 
Non c’è altro contatto se non con Quello.
Non c’è altra connessione se non con Quello.
E tu lo registri,
lo percepisci in ognuna delle tue cellule
che sono quelle che, sotto manifesto, agiscono.
 
Questa azione è fare…
che tu sia in te dal tuo più
fermo stato dell’Essere.
Da ciò che la tua coscienza è,
in ciò che abiti, in ciò che ti abita.
 
È quando ti dico sempre:
è la meraviglia,
è la meraviglia del tuo Sè,
è la forza che sei, la coscienza che coltivi,
il tuo modo di essere, il piano che realizzi
e la verità che crei.
 
E da lì, da quello stadio
che la tua serenità è, ti compiaci,
ti ringrazi, ti benedici e ti formuli,
non più una domanda,
ma una dolce e sottile certezza:
questo che respira così, è ciò che sono.
Questo silenzio è ciò che sono.
Questa quiete è ciò che sono.
Questa convinzione, di me stesso, è ciò che sono.
questo esercizio dell’Essere, è ciò che sono.
E questo amore, con cui mi realizzo, è ciò che sono.
Sono quell’amore, sono nel Sè.
 
Om Namaha Shivaya

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