Il respiro profondo, sereno,
che ti raggiunga, che tu lo senta,
e allo stesso tempo ti dia tutto ciò che serve per calmarti,
stabilizzarti lì, preparandoti per uscire o entrare.
Dirai, entrare dove?
E ci sono, sono, i tuoi spazi di coscienza,
tutti mentali, in cui ti collochi, abiti
e sei lì.
Dirai allo stesso modo, uscire dove?
E ci sono spazi dimensionali
che abiti allo stesso modo, in cui sai stare,
e che ti aspettano inoltre.
Così, cominci ad adattarti, stabilizzando,
la tua mente ferma, senza aspettative,
solo sapendo che ci sono modi
per spostarsi, trasportarsi, e lo fai.
Se solo riuscissi a convincerti di più
che sei un manifesto esatto, capace di cosi tanto.
Solo essere qui, vivere questo,
poter e sapere respirare, volerlo fare.
E, con volontà, collocarti in te stesso
con ciò che sai di essere.
Questa è già una postura di vita,
quindi respira nella tua postura di vita.
Come vuoi manifestarti?
In mezzo a tutto questo,
che minaccia sempre più,
perché la tendenza è quella di ignorare se stessi,
e da lì, poco si sa, poco si è.
Quindi respira sapendo questo.
Non c’è nulla da temere.
Osserva cosa ti dà il respiro.
Impassibilità? Tranquillità?
La mente che non formuli nulla,
pensieri futili.
Che tutto si allinei,
che il respiro ordini con amorevole pazienza.
Non avere paura di nulla.
Quale posto è più sicuro che stare con te?
Quale risoluzione più profonda
che stabilirti in te stesso?
Quale volontà più ferrea che rimanere così?
Dirai, in cosa consiste il fatto di osservarmi?
Nel prestarti ad essere osservato,
nel consegnarti cosi come sei.
E il respiro è respiro vero,
non ci sarebbe modo di nasconderti o mentirti
quando la mente è disposta così.
E tutto ciò che viene esposto: è,
anche se non ti piace, anche se neghi,
è tutto li, in ciò che sei.
Tutto ciò che nascondi falsamente,
ciò che pretende ferirti.
Osserva, Cosa ti succede?
Come fai a tacere così rigorosamente a tuo piacimento?
Come fai a mantenerti così?
Nella quiete, senza fingere nulla,
senza discutere, né gesticolare, niente.
Sei lì dentro, circondato da te stesso, avvolto in te.
Non esiste spazio disabitato, tu abiti tutto.
Lo senti o no?
Solo così si pretende il vuoto,
quell’altro spazio così potente.
Cosa osservi? Tanta leggerezza.
E lo spazio-silenzio, dove pensi che rimarrà?
Lo sai bene: cessa l’agitazione, soprattutto mentalmente.
È il tuo limite estremo, è l’apice della tua coscienza,
è lo spazio vuoto, e credi di essere dentro,
quando in realtà lo riempi tutto.
Ti trovi, sei, in tutto ciò che È,
quindi devi prendere coscienza
per non abusare, per non ferire né danneggiare,
perseguitare o aggredire, né avere obiettivi vili al di fuori della Legge.
Osserva, con tutta quella capacità di percepire acquisita.
Quanto c’è in te? Tutto.
Cosa abita in te? Tutto.
Chi sei in realtà? Tutti.
Quale realtà costruisci?
Di quale realtà hai bisogno?
Quella della tua verità,
nel gioco esatto con la Legge che È:
amare di più. Amare.
Considera il momento,
quello in cui ti dedichi così, pronunciandoti completamente,
raggiungendo tutto.
Percepisci il tuo Atman?
Rendilo degno, è il Sé.
Renditi degno, sii degno, opera con dignità.
Respira profondamente e continua ad abitarti
in tutto ciò che sai di essere,
in ciò che è dentro e ciò che è fuori.
Respira profondamente,
incoraggiandoti a continuare sempre,
a procurarti stati come questi,
che ti mobilitano così tanto, da ciò che è la tua quiete.
Respira e ringrazia.
Ringrazia tanto te stesso, è la tua bontà,
è il tuo impegno, è la tua volontà,
la tua forza, inoltre.
Prometti sempre di saperti collocare in te, verso te, per te.
Da lì, ogni Forza alleata nella luce,
conforta l’Essere e aggiunge alla coscienza.
Om Namaha Shivaya


