Il respiro costante, cosciente,
facendo un buon registro di ciò che il tuo respiro è,
la qualità che gli imprimi,
l’esecuzione del tuo respiro.
Considera brevemente lo spazio,
la compagnia, il momento presente, il tuo atteggiamento.
Che quel respiro non ti consumi, al contrario,
ti sostenga li, in tutto ciò che sei.
Solitamente parli di cicli, non è vero?
È come se ogni volta frazionassi ciò che ti accade,
è come se separassi una cosa dall’altra,
qualunque essa sia.
E in qualche modo ti solleva,
pensando, sentendo che qualcosa avviene,
inizia, passa e finisce.
Vi abituate così facilmente,
dentro a quello che credete sia il discernimento,
a offrirvi una proposta,
ed è quando qualcosa si apre, per l’appunto, un ciclo:
“d’ora in poi, farò questo, sarò questo”.
E a volte è così poco quello che mantieni,
per non parlare di ciò che la proposta di chiusura è:
“è finita, basta”.
Sicuro?
Hai sondato, hai misurato ciò che ha prodotto
quello che hai iniziato
consapevolmente o inconsapevolmente?
E che non ti resta
altro che tenerlo, inquadrarlo,
chissà se in qualcosa di previsto,
per far si che verificasse.
Di quanti cicli stiamo parlando?
Di quanti ne avresti bisogno?
Quanti sei capace di produrre, necessitare?
E meccanismo è.
Pensi che il tuo respiro da questo che fai
minuto per minuto, ogni giorno?
Risponde a cicli?
Ma ti sei referenziato di fronte a questi sistemi
che credono di spiegare tutto,
ancor più, quello che la tua condotta è.
Cerca di capire bene,
non è mai stata una proposta alternativa,
dentro la costante che sei,
darti il compito di aprire e chiudere i cicli a capriccio,
o prendere una particolare causa o effetto
per renderlo ciclico.
Potrai rompere con quello? O ti spaventa?
Pensi che in questo abbia un ruolo la volontà?
Di chi? Chi gestisce la tua volontà?
Quanto hai capito di quello che È?
E quello che succede è cosi semplice
come il respiro stesso.
Si creano fatti, produci eventi,
agisci, tante volte senza misurarne le conseguenze.
E quando te ne accorgi, sei fuori dal proposito.
Allora ti consoli falsamente,
ma è la cosa abituale, il meccanismo.
Se solo avessi il coraggio di scoprire e rompere lo schema,
quello che ti ha portato a disconoscerti,
non ci sarebbe questa ostruzione.
I cicli sono ostruzioni,
anche perché ti affretti a proiettare
una risoluzione che non hai nemmeno.
E ciò che può essere ancora più grave e scatenante:
ti si accumulano i cicli,
li hai aperti e non sai nemmeno come o perché.
E inizi a speculare persino su di te.
E osi dire: non so se ci riuscirò,
ignorando tutto, persino te stesso.
La verità è che potrai sempre, sempre,
ma anche di più, farti carico della tua condizione,
del tuo esercizio di vita, di quello che sei,
esprimi, fai, combini, organizzi, incorri,
per poi cosa? Ignorarti forse?
È quando credi che qualcosa si sia aperto
e arriva la paura: “è un ciclo, passerà”.
Come? Come? Come?
Il respiro li, costante e latente,
soggetto a ciò che È, la costante che esiste,
e dovresti anche sapere come agire.
Mi dirai, sei crudele.
E ti dico di più: è quello che è.
Non oso dirti la verità, non mi crederesti.
Quindi coordina bene,
conosci di più te stesso, accetta la realtà,
proponiti con fermezza e vedrai,
non avrai nemmeno cicli.
Eventi sì, avvenimenti, con le loro conseguenze,
e saprai cosa o chi li ha prodotti,
e sarai responsabile,
di permetterti di fare sempre di più, essendo di più.
E il respiro fermo, così consapevole,
che qualcosa qui, ti si doveva dire,
per essere chi sei, per agire,
sarà come vuoi? Per risponderti cosi.
Sradica tanta finzione,
tanta falsa tensione, tanto poco scrupolo,
tanta inoperosità e falso conforto.
Nemmeno questa vita è un ciclo.
È di più, è molto di più,
in questo gioco così costante.
E il tuo respiro così continuo, così attento.
Respira profondo, senza ciclo possibile,
deliziati nell’ingegnosa costante che sei,
oltre che accurata, preziosa.
Osa credere che non sei qui per questo, non più.
Esclama dalla tua potente fiducia,
dalla tua straordinaria coscienza:
nella mia costante, la verità presente,
mi fa essere e sentire
ciò che sempre è stato, è e sarà.
Non mi dimentico più.
Respira profondo e ringrazia il Sé,
che non ha mai frazionato il suo sentire,
né per te, né per qualsiasi altra cosa.
Dai incontro alla tua totalità,
così come ti credi un essere incompleto,
non essendo vero.
Rispondi nell’amore che sei.
Om Namaha Shivaya


