Convinciti della tua esistenza

Posizionati in quello spazio che occupi, assestando lì tutto il tuo Essere, respiro dopo respiro, percependo così ciò che la tua presenza è. Ascolta la tua…

Di Mataji Shaktiananda

Convinciti della tua esistenza

Posizionati in quello spazio che occupi,
assestando lì tutto il tuo Essere, respiro dopo respiro,
percependo così ciò che la tua presenza è.
Ascolta la tua capacità di percepire:
come ti senti, come hai imparato a stare,
a rimanere lì, in ciò che è il tuo sistema;
come lo hai trattato, con quanta cura.

Quanto sei consapevole di te stesso come condotto?
E come sai rafforzarlo, offrendoti momenti così
in cui il respiro è tutto, essendo il tuo più prezioso alimento.
Inizia dunque a stabilizzarti, assestandoti,
non per abitudine, al contrario,
per voler esplorare, godere,
di ciò che è il tuo interiore.

E il respiro che ti guida ad ogni istante,
ti produce il tempo,
ti conferma la vita e genera la tua esistenza.
Ti osservi con affannosa attenzione,
avvertendo qualsiasi tensione, afflizione, latenza,
che possa inquietarti, metterti a disagio.
Ma per questo respiri, senza permettere assalti mentali,
godendo piuttosto, di tutto ciò che ti permette questa volontà,
questo stato in cui la tua coscienza si riconosce,
osa avere bisogno di sé stessa e desidera esprimersi.

Ti percorri con il respiro
e inizi a dissolvere qualsiasi cosa,
perfino un fastidio fisico, per fare in modo che si dimentichi.
E sei lì, manifestato nel tuo Sé,
prendendoti in considerazione, registrando l’istante,
e anche se non lo sai, acquisendo forze.

Respiri con intensità,
con sovranità propria e con fascino.
E continui ad andare avanti, che i sensi cedano,
che tu non senta nulla, che tu non ascolti nulla,
che tu non senta alcun odore, che tu non veda nulla;
e che ti degusti dal respiro che sei,
e che tu rimanga installato nel tuo proprio vortice,
nel quale il silenzio ti avvolge nella costante
in cui tutto accade.

Non percepire nulla,
la cosa più importante che accade è il tuo Sé,
tutto ciò che configuri, tutto ciò che accade in te
e che il grande motore è quel respiro
sottile, consapevole, attento,
che modula la tua mente, controlla i tuoi sensi
e stabilisce il tuo peso gravitazionale,
e che gioca nello stato del Sé
che sei e al quale appartieni.

Che ha saputo estasiarsi nella distanza possibile
che questo piano offre per essere, per riconoscersi,
per abitarlo e per capire
che cos’è e di cosa si tratta tutto questo,
che trascorre così, ciò che una vita è,
delle forme, delle relazioni, degli interessi
e persino dei conflitti.
E che tutto è, ma tutto si organizza
da ciò che la Legge è.

La tua vita appartiene anche a una Legge,
e il respiro evoca tutta questa Legge.
Respira sapendo questo.
Immagina quante dimensioni
puoi attraversare, persino trascendere,
in questo stato in cui ti giochi tutto
per connetterti, per attivarti con tutto ciò di te
che abita qui allo stesso tempo che vivi così,
con la tua scena, con il personaggio scelto, e reciti.

Ma così come sei, il respiro comanda,
ti disarmi, ti disarticoli, ti spersonalizzi.
Ed è quando la tua energia si rivela, o non la senti?
Sapendo ciò che è in realtà, in verità,
e riesce a liberarsi da te, riesce ad essere.
E si riatomizza, o non lo senti?

È tutto così sottile,
e si verifica la tua riattivazione, il tuo contatto,
anche se breve e ti sposti,
allora abiti e ti installi
nella coscienza che È.
E accade, percepisci tutto e niente,
non esiste il pensiero anche se vive,
non esiste il respiro anche se si produce.
E ti ottieni, sei il Sé,
coscienza pura, senza tutto questo artificio così denso,
e a volte così oscuro.

E risplendi,
ti coordini con tutto,
per quanto rancido possa sembrare tutto.
Non c’è nulla da distinguere né discriminare,
né rifiutare né giudicare.

Rimani lì, dove?
Dove saresti? In nessun luogo.
La coscienza non cerca spazio né ne ha bisogno,
non reclama una forma, non esprime nulla.

È solo lì quando ti pronunci
senza essere nessuno, sotto nessun nome,
né denotando forma, solo quel minimo respiro
che è il soffio del Sé,
ed è l’unica cosa che ti impedisce di non tornare a vederti
proprio come a volte ti concepisci:
così perso, così disperato, così combattivo,
così ottuso, così bugiardo, così svogliato,
facendoti qualsiasi finta per cadere, per non conoscerti,
e persino per ferire ciò che consideri sia il tuo danno personale,
da cui non vedi via di fuga.

Allora accusi, responsabilizzi, dai la colpa.
È quando ti tocca respirare di più,
uscire da qualche istante supremo
e riconoscere la tua miseria, con cui ancora batti,
o ti senti già liberato?

Attenzione.
Spesso ci confondiamo e siamo così in ritardo,
così respira con quello stesso respiro che il Sé è.
Fai un respiro profondo, sai già cosa resta:
impegnarti e prometterti di essere chi sei,
abbandonare il fallimento, fare del bene,
mantenerti nella luce, sentire ed essere il Sé,
e non esitare su ciò che consideri sia l’amore.

Respira di più e convinciti di te stesso,
è l’unica cosa di cui dovresti essere convinto,
di questa tua esistenza, della vita scelta,
e della tua capacità e del tuo potere
di amarti sempre, e di amare di più.

Fidati di questo, fidandoti di te,
salva la tua verità.
Consideralo.

Respira in gratitudine, respira nella tua bontà,
mantieni l’ottenimento e respira così sempre,
consapevole come sei.

Om Namaha Shivaya

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